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Il manager della complessità nelle costruzioni

Il professionista delle costruzioni non è più (solo) chi sa leggere un progetto esecutivo o gestire un cantiere. Complessità normativa, transizione energetica, digitalizzazione dei processi (BIM, cantiere 4.0) e una filiera sempre più integrata richiedono oggi figure capaci di orchestrare competenze tecniche, gestionali e relazionali. Con Valerio Tabascio, Expert Manager del verticale Property & Construction di LHH, esploriamo come sta cambiando il profilo del professionista delle costruzioni: da esecutore tecnico a manager della complessità, chiamato a dialogare con stakeholder diversi, gestire rischi multidimensionali e guidare processi di innovazione. Un'evoluzione che impatta ruoli, organizzazioni e soprattutto i percorsi di crescita professionale nel settore.

October 5, 2026

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Quando parliamo di "manager della complessità", cosa intendiamo concretamente? Puoi darci un esempio di come è cambiato, negli ultimi anni, il lavoro quotidiano di chi opera nel settore?

Il “manager della complessità” è una figura chiamata a governare contemporaneamente le variabili tecniche, economiche, organizzative e relazionali di un progetto o di una commessa.

Se pensiamo, ad esempio, a un/una Project Manager o Construction Manager, fino a qualche anno fa il perimetro del ruolo era prevalentemente legato a tempi, costi, qualità e avanzamento dei lavori. Oggi, a questi aspetti si aggiungono una catena di fornitura più instabile, una maggiore pressione sui costi, requisiti ESG ed energetici sempre più stringenti, la digitalizzazione dei processi, la scarsità di competenze sul mercato e una molteplicità crescente di stakeholder. Il cambiamento, quindi, è sostanziale: non basta più gestire il progetto, bisogna saper governare le interdipendenze che il progetto genera all’interno del sistema.

Quali competenze oggi fanno la differenza tra un professionista "esecutivo" e uno che riesce davvero a guidare la complessità di un progetto?

La competenza tecnica resta una condizione necessaria, soprattutto in un settore ad alto contenuto ingegneristico come il Property & Construction, ma rappresenta sempre meno, da sola, un elemento realmente distintivo.Il vero salto di qualità sta nella capacità di leggere il progetto come un sistema, e non come una semplice successione di attività. Significa avere una visione economica e comprendere le dinamiche di business, saper interpretare dati e KPI attraverso strumenti digitali e tradizionali, anticipare i rischi e valutarne le conseguenze, ma anche prendere decisioni quando le informazioni disponibili non sono complete.A questo si aggiunge una forte componente relazionale. I progetti più complessi richiedono di coordinare progettisti, imprese, committenza, fornitori, consulenti, investitori e istituzioni. Diventano quindi centrali competenze come negoziazione, comunicazione, gestione del conflitto e leadership trasversale.

Per le aziende del settore, cosa significa in pratica accompagnare questa trasformazione: si tratta più di formazione, di nuovi modelli organizzativi, o di un cambio culturale più profondo?

La formazione è sicuramente parte della soluzione, ma da sola difficilmente è sufficiente. Il vero passaggio è culturale e, proprio per questo, più profondo.

Perché il “manager della complessità” possa esprimere pienamente il proprio ruolo, serve un contesto organizzativo che non si limiti a chiedere alle persone di assumersi maggiori responsabilità, ma che dia loro anche gli strumenti per farlo. Questo significa ripensare ruoli, deleghe e processi decisionali, garantendo accesso alle informazioni, confronto tra funzioni diverse e un adeguato livello di autonomia.

In questo senso, diventa importante superare modelli troppo verticali, nei quali progettazione, gare, acquisti, produzione, amministrazione e commerciale operano per compartimenti stagni.

Il vero cambio di prospettiva è passare dal premiare chi risolve il problema al valorizzare chi riesce ad anticiparlo, lavorando non solo sulla performance individuale, ma sulla capacità dell'intero ecosistema organizzativo di adattarsi.

È questo che può fare la differenza in un mercato complesso e competitivo come quello del Property & Construction: costruire organizzazioni più capaci di adattarsi, prendere decisioni e mantenere continuità nel tempo.

La tecnologia può accelerare enormemente questo percorso, ma senza persone capaci di utilizzarla per prendere decisioni migliori rischia semplicemente di aggiungere un ulteriore livello di complessità.