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Una cultura autentica, vissuta ogni giorno, costruisce una EVP forte

July 10, 2026

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Una Employee Value Proposition efficace nasce dalla cultura che le persone vivono ogni giorno, non da slogan o dichiarazioni di intenti. Feedback, collaborazione, crescita, flessibilità e opportunità di carriera sono gli elementi concreti che influenzano l'attrattività di un'azienda e la capacità di trattenere i talenti. Scopri come trasformare la cultura organizzativa in un vantaggio competitivo per recruiting e retention.

Oltre i luoghi comuni: la cultura è il modo in cui si lavora ogni giorno

Quando i candidati valutano se entrare in un’organizzazione, non sono gli slogan a fare la differenza. A convincerli è la realtà quotidiana: come circolano le idee, come si svolgono le riunioni, come viene dato il feedback, come evolvono davvero le carriere.

Sono questi comportamenti autentici e osservabili a costituire la base di una EVP credibile. Ed è ciò che sostiene retention e performance anche molto tempo dopo la firma dell’offerta.

Come osserva André Martin, autore di Wrong Fit, Right Fit, molte aziende hanno un approccio superficiale alla creazione della cultura aziendale – “one team”, “collaborazione”, “diversità” – quando i veri elementi distintivi sono i modi concreti di lavorare: come si risolvono i problemi, come si gestiscono i conflitti, come si organizzano le agende.

Martin, che ha lavorato come Chief Learning Officer in aziende come Google, Target, Nike e Mars, ha condiviso queste riflessioni nel podcast Talk Talent To Me podcast: rendere esplicite queste norme permette ai candidati di auto-selezionarsi per le ragioni giuste.

“Alla fine, tutto si riduce a questo: come lavoriamo ogni giorno? Ogni azienda ha il suo ‘ingrediente segreto’. Se riuscite a chiarire davvero come funziona la vostra organizzazione, la persona che si adatterà a quel modello probabilmente resterà per vent’anni.”

Otto segnali quotidiani che rivelano la cultura reale

La cultura si manifesta nei comportamenti piccoli e ripetibili che le persone vivono ogni giorno. Ecco alcuni segnali che i candidati dovrebbero esplorare durante il processo di selezione e che i manager dovrebbero saper spiegare chiaramente:

  1. Come vengono risolti gli imprevisti e le problematiche?
  2. Come vengono gestiti i conflitti?
  3. Come vengono dati i feedback?
  4. Come sviluppiamo le competenze e la crescita delle persone?
  5. Qual è il rapporto dell’organizzazione con le tempistiche e le scadenze?
  6. Come vengono strutturati e gestiti i calendari?
  7. Come iniziano di solito le riunioni?
  8. Come vengono condivise e diffuse le idee tra i team?

Ogni azienda ha un modo specifico di “socializzare” le idee, spiega Martin: “In Google è un paper di ricerca di 27 pagine. In Nike è una presentazione visivamente perfetta con atleti iconici e copy evocativo. In Amazon è un memo di due pagine. Ma non tutti amano le slide, e non tutti vogliono scrivere un paper.”

Questo evidenzia l’importanza di comunicare in modo chiaro gli elementi concreti della cultura aziendale, per allineare le aspettative fin dall’inizio.

La cultura autentica guida la retention

Le più recenti ricerche Global Workforce of the Future (GWoF)  di The Adecco Group mostrano che la retention è sempre più influenzata da come le persone vivono la cultura sul lavoro, attraverso segnali quotidiani che costruiscono fiducia e senso di appartenenza. Tre aspettative sono oggi al centro di una cultura credibile:

  • Retribuzione e stabilità: Nel 2025, il 95% dei lavoratori intervistati dichiarò l’intenzione di restare con il proprio datore di lavoro nei successivi 12 mesi. La retribuzione è diventata il terzo motivo più comune per restare ed il primo motivo per lasciare, a conferma di un bisogno di sicurezza finanziaria, ma non necessariamente a scapito della stabilità occupazionale.
  • Sviluppo e progressione di carriera: La mancanza di progressione è oggi il terzo motivo più frequente di dimissioni. Parallelamente, il 61% delle organizzazioni fatica a ricollocare i talenti in nuovi ruoli, evidenziando un crescente gap tra aspettative delle persone e capacità delle organizzazioni.
  • Work–life balance e flessibilità: Mantenere un buon equilibrio tra vita e lavoro è la chiave, sia per trattenere sia per perdere talenti. La flessibilità non è uguale per tutti: leader e junior talent la vivono in modo diverso. Garantire una flessibilità equa è una prova concreta della cultura in azione.

Un’EVP ancorata al “come lavoriamo qui” – supportata da percorsi visibili di crescita – rende la promessa credibile e fa sentire le persone valorizzate.

Fare della mobilità una priorità organizzativa, non uno slogan EVP

Le persone vogliono restare, ma solo se vedono reali opportunità di sviluppo. Secondo GWoF, un terzo dei lavoratori oggi considera la retention condizionata alla progressione di carriera, mentre il 74% pianifica comunque il proprio futuro oltre l’attuale datore di lavoro.

La soluzione è costruire un sistema di talenti integrato che colleghi recruiting, sviluppo e transizioni, usando i dati per mappare le competenze e facilitare la mobilità interna.

Le organizzazioni più avanzate stanno passando da una pianificazione basata sui ruoli a una basata sulle competenze, investendo in insight data-driven e AI per connettere talenti e opportunità. Se la cultura quotidiana premia la mobilità interna e la crescita delle competenze, l’EVP diventa un vero vantaggio sistemico, non un semplice messaggio.

Le persone non scelgono un’azienda per i valori, ma per l’esperienza che vivono ogni giorno.

Quando mostri in modo chiaro e coerente come funziona davvero il lavoro – e lo colleghi a retribuzioni eque, confini flessibili e opportunità concrete di crescita – la tua cultura diventa qualcosa attorno a cui le persone vogliono mobilitarsi e i candidati vogliono convergere. 


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Dati 

Il white paper si basa su ricerche di The Adecco Group, tra cui Global Workforce of the Future 2025 (37.500 lavoratori in 31 Paesi) e Business Leaders 2025 (2.000 executive C-level in 13 Paesi).