Nella ricerca del senso perduto del lavoro anche un robot può aiutare

Confusi, stressati, ansiosi, con la sensazione di non ricevere un supporto adeguato nel percorso di carriera. Così desiderosi di riprendere in mano la propria vita da essere disposti a sacrificare ferie e benefit pur di avere nuove opportunità professionali.

Daniela Fabbri
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Nella ricerca del senso perduto del lavoro

Confusi, stressati, ansiosi, con la sensazione di non ricevere un supporto adeguato nel percorso di carriera. Così desiderosi di riprendere in mano la propria vita da essere disposti a sacrificare ferie e benefit pur di avere nuove opportunità professionali. Non solo: pronti a rivolgersi a un robot, o a qualsiasi altra forma di intelligenza artificiale, come supporto nelle scelte di carriera. La fotografia dei lavoratori che emerge dallo studio AI@Work di Oracle, condotto su scala globale su un campione di oltre 14mila dipendenti, disegna un panorama radicalmente trasformato dai due anni della pandemia. Forse oltre ogni possibile previsione. Per l’80% degli intervistati il 2021 ha impattato pesantemente sulla vita personale e professionale, oltre che sull’aspetto economico. L’83% vorrebbe un cambiamento di carriera nel corso dell’anno, e il 93% progetta addirittura un rivolgimento nella vita personale. L’85% non è soddisfatto del supporto alla carriera ricevuto dalla propria azienda, e l’87% ritiene che l’azienda dovrebbe in ogni caso ascoltare maggiormente i bisogni dei collaboratori. Il secondo anno della pandemia è stato per oltre il 90% del campione l’occasione di riflettere profondamente sulla vita personale e professionale e per progettare un futuro diverso. Un panorama che aiuta a chiarire The Great Resignation, il fenomeno più raccontato degli ultimi mesi. E che sicuramente impone una riflessione profonda da parte delle organizzazioni.

Più fiducia nei computer che negli umani
Una percentuale estremamente rilevante di intervistati (82%) ritiene che i sistemi di intelligenza artificiale siano meglio degli umani nell’attività di supporto alla carriera, e l’85% vorrebbe utilizzare la tecnologia per definire il proprio futuro professionale. Interessante è analizzare i motivi della fiducia nei robot: secondo lo studio sarebbero in grado di dare consigli più imparziali, risposte più veloci, fornire risorse formative più aderenti ai propri skill gap e trovare lavori più in linea con le proprie competenze. Nel complesso, più della metà del campione sarebbe più motivato a rimanere in un’organizzazione che utilizzi l’intelligenza artificiale per promuovere la crescita professionale dei propri dipendenti. Agli “umani” si riconosce però la maggiore capacità di identificare punti di forza e debolezza, offrire consigli sulla base della propria esperienza, cogliere meglio il senso complessivo di un curriculum.

La nuova definizione di successo
L’avevamo ipotizzato all’inizio della pandemia, quando in modo molto auto-consolatorio era comune dire e scrivere che ne saremmo usciti migliori. Quello che questa indagine fa emergere, e che anche i professionisti del settore stanno rilevando, è un cambiamento profondo nei valori legati alla dimensione lavorativa e al concetto stesso di successo. In questa fase la componente economica, che finora era stata determinante nelle scelte, è stata soppiantata dalla ricerca della work-life balance, dalla possibilità di avere un modello di lavoro flessibile e dalla necessità di concentrarsi sulla propria salute mentale, considerata un requisito indispensabile per il successo. Per ottenere questo le persone sono disposte a sacrificare una parte delle ferie, i benefit economici e persino una parte della propria retribuzione. Tutti dati che supportano quella che finora era stata poco più di una percezione: c’è in atto una profonda rivoluzione che coinvolge valori, stili di vita e soprattutto il senso che le persone attribuiscono al lavoro e alla realizzazione professionale. Gli anni della pandemia hanno mostrato un modo nuovo di lavorare, ma soprattutto hanno consentito alle persone di riflettere e fare un bilancio delle proprie esperienze. Entrambi questi elementi non sono compatibili con un ritorno alle modalità rigide, direttive e verticistiche delle organizzazioni tradizionali. Tornare a questi modelli rischia di far scontrare due mondi che sono diventati incompatibili, creando danni facilmente immaginabili.

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