Una Transizione Positiva

Daniela Fabbri
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Il mondo del lavoro corre a velocità vertiginosa, creando in pochi mesi cambiamenti che fino a qualche tempo fa avrebbero richiesto anni. Cambiano le professioni (le previsioni dicono che i bambini di oggi faranno fra vent’anni lavori che oggi neppure immaginiamo) e cambiano i settori trainanti, mentre in alcuni comparti, le banche per esempio, il digitale ha completamente rivoluzionato le caratteristiche del business. In un contesto come questo diventa sempre più difficile immaginare il posto fisso per tutta la vita. Al contrario bisogna attrezzarsi per essere pronti ad affrontare con serenità qualsiasi evenienza. E l’outplacement è uno strumento efficace per affrontare le transizioni di carriera.

Una transizione positiva

“L’outplacement, o transizione di carriera, è una metodologia ormai ampiamente sperimentata, che dà risultati certi: utilizzandolo si hanno l’80% di possibilità in più di trovare un nuovo lavoro rispetto a chi non ne usufruisce”, spiega Marta Fiore, Talent Director di LHH, la società del gruppo Adecco che si occupa di transizioni di carriera. Con la transizione di carriera la persona che perde il lavoro ha un periodo di tempo (in genere 6 mesi) in cui viene seguito da consulenti di carriera e coach, che con lui fanno il bilancio di competenze, lavorano sul network, individuano competenze spendibili e aree da rinforzare e costruiscono possibili scenari di ricollocazione. “In Francia l’outplacement è obbligatorio, in Italia le grandi aziende che lo conoscono lo inseriscono già negli accordi sindacali”, continua Marta Fiore. 

Si può chiedere l’outplacement?

Anche se è l’azienda che deve attivare (e pagare) questo tipo di percorso, ciò non toglie che il dipendente possa chiedere di usufruirne. “In genere le aziende lo offrono in alternativa a una compensazione economica”, spiega la Talent Director di LHH. “Di solito c’è la tendenza a scegliere i soldi, perché sembrano essere una garanzia più completa per il futuro, ma in realtà non è così”. Il lavoro che viene fatto con il consulente di carriera è un patrimonio che poi resta al lavoratore, che impara come muoversi nel mondo del lavoro, a tenere le antenne dritte rispetto ai cambiamenti del mercato del lavoro, e soprattutto come valorizzare al meglio le proprie competenze e caratteristiche. D’altra parte, se si fanno i check up medici periodici perché non fare un tagliando alla propria carriera?”.

Non solo per i dirigenti

Fra i molti luoghi comuni attribuiti a questo servizio, che in Italia non è ancora ben conosciuto, c’è quello che lo vorrebbe come strumento adatto soprattutto per i profili manageriali. “Non è assolutamente vero”, conclude Marta Fiore. “L’outplacement è uno strumento assolutamente democratico, che può essere utilizzato per l’operaio come per il big manager”. D’altronde i primi ad utilizzarlo furono i dipendenti della Nasa, che concluso il ciclo dei lanci dell’Apollo vennero ricollocati utilizzando questo strumento. Senza dubbio un avvio in grande stile.

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