Cerchi lavoro?

Ecco gli errori da evitare

Daniela Fabbri
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No all’improvvisazione, sì allo studio e alla strategia. A un ideale catalogo delle cose da fare quando si cerca un lavoro bisognerebbe senza dubbio aggiungere un elenco delle cose da non fare, degli errori da evitare assolutamente. Certo, errori compiuti in grande buona fede, ma spesso responsabili del mancato successo della ricerca. Ne abbiamo parlato con Clara Taormina, Senior Consultant, Career and Executive Coach di LHH. “Il primo errore ci aspetta già quando quasi non abbiamo ancora messo il piede fuori dal vecchio lavoro”, ci spiega Clara. E’ il momento in cui siamo presi dall’ansia e dalla preoccupazione per il futuro. “Spesso in questa fase si tende a spargere la voce in modo incontrollato, talvolta lasciando trasparire giudizi negativi verso l’azienda, oppure facendo intendere di essere disposti a tutto, a qualsiasi lavoro e anche con una riduzione dello stipendio. E’ un comportamento che non serve a nessuno, che manda messaggi negativi. Al contrario serve fermarsi un attimo, costruire un’argomentazione razionale su quello che è accaduto e poi voltare pagina”.

Primo step: definire un obiettivo

E’ immediatamente dopo questa fase che comincia il duro lavoro di cercare lavoro. “A questo punto è assolutamente da evitare il fatto di cominciare a cercare a caso, senza sapere in quale direzione andare”, consiglia ancora Clara Taormina. “E’ un comportamento che comporta un elevato dispendio di energie e che crea il più delle volte frustrazione, perché sembra non portare a nulla”. Meglio in questa fase concentrarsi sulla definizione del proprio profilo professionale: capire punti di forza e debolezza ma anche delineare quale tipo di impiego si vorrebbe, in quale settore, a quali condizioni. Da qui si parte per la costruzione attenta e ragionata del curriculum. “Attenzione all’uso della lingua”, suggerisce ancora la consultant LHH. “Sempre più spesso ci sono inserzioni in inglese ed è un grave errore rispondere con un cv in italiano”.

L’inserzione non basta

Si tende a pensare che le inserzioni siano l’unica fonte da cui attingere. “In realtà l’80% delle ricollocazioni avviene tramite network”, avvisa Taormina. E rispondere all’inserzione è solo l’inizio: “Qui l’errore è attendere passivamente una risposta. Bisogna invece dare la maggior visibilità possibile al proprio profilo, anche cercando su LinkedIn il profilo del possibile capo o dell’head Hunter per mandare un messaggio. E ancora serve informarsi in profondità sull’azienda, essere preparati sui nuovi progetti, verificare se ci sono interviste dell’amministratore delegato. Insomma, fare tutto quello che può servire per dare l’impressione di essere già dentro l’azienda”, raccomanda ancora la nostra esperta.

Il nodo cruciale del network

Come detto è dal network che arrivano le maggiori possibilità di ricollocazione, quindi bisogna considerarlo attentamente. “L’errore più frequente è pensare di non avere un network”, commenta Clara Taormina. Invece bisogna prendersi il tempo di ricostruirlo, partendo dai contatti più vicini e più frequentati per arrivare a quelli che non si sentono più da qualche tempo. “In questa fase è essenziale costruirsi 15 minuti di speech su se stessi, per definire come raccontarsi, cosa si vuole fare emergere della propria professionalità, quali successi far rilevare, le competenze su cui puntare. Può sembrare un lavoro inutile, ma se non siamo noi per primi ad avere chiaro quello che di noi vogliamo far arrivare all’interlocutore è davvero difficile che possa coglierlo appieno”.

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