La strada vincente della consulenza

Capita, anche più spesso di quanto si possa immaginare. Capita che, dopo una vita passata in azienda, ci si trovi a prendere in considerazione la possibilità della consulenza, della libera professione. E non solo a fine carriera.

Daniela Fabbri
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Capita, anche più spesso di quanto si possa immaginare. Capita che, dopo una vita passata in azienda, ci si trovi a prendere in considerazione la possibilità della consulenza, della libera professione. E non solo a fine carriera. Il passaggio all’autoimprenditorialità è senza dubbio una delle opzioni che possono emergere in un percorso di ricollocazione, un’opportunità che può essere interessante cogliere. Ma a certe condizioni.

 

Una scelta, non un ripiego

“Sono molte le persone che all’inizio di un percorso di outplacement mettono sul tavolo anche l’opzione della consulenza”, spiega Enrica De Feo, Senior Consultant di LHH. “All’inizio può essere visto come un piano B, ma proseguendo nel percorso diventa una scelta consapevole, da cui non si vuole tornare indietro. Il passaggio fondamentale sta nel capire che la consulenza non è un ripiego, in mancanza di occasioni migliori, ma un modo diverso di proporre la propria professionalità”. Che ha sicuramente dei vantaggi del punto di vista dell’autonomia e della gestione del proprio tempo, oltre ad essere in questo momento abbastanza richiesta. “In un momento in cui il mercato è estremamente flessibile e versatile, e in cui la programmazione a lunga scadenza è molto complessa, alle aziende interessa portare a bordo figure consulenziali con una grande esperienza, ma non necessariamente instaurando fin da subito rapporti a lungo termine”, sottolinea De Feo.

 

Per molti ma non per tutti

La consulenza può essere una scelta molto appagante, ma per intraprendere questa strada bisogna avere alcune caratteristiche personali. “Sicuramente non è una scelta per tutti”, conferma Enrica De Feo. “Richiede un certo tasso di imprendiitività, il saper essere buoni venditori di se stessi, la disponibilità a investire in formazione e approfondimento. Poi, soprattutto se si viene da una posizione manageriale in azienda, si deve essere consapevoli del fatto che non si avrà più a disposizione una squadra di collaboratori cui demandare alcuni compiti, ma bisogna necessariamente diventare poliedrici”. Insomma, la libera professione mette sul piatto della bilancia da una parte una maggiore autonomia, la possibilità di gestire il proprio tempo e anche di fare esperienze diverse. Ma dall’altra una maggiore incertezza economica e la perdita dello status, che non per tutti è accettabile. “E’ comunque una scelta che sempre più persone fanno, e non solo manager a fine carriera. L’importante è essere consapevoli della propria professionalità, avere chiaro in mente cosa poter offrire alle aziende clienti e avere la capacità di adattarsi ai cambiamenti e affrontare le sfide. Per chi lo ha fatto è stata una scelta vincente”.

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