Ricollocarsi si può

puntando sui settori trainanti

Daniela Fabbri
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I numeri li ha appena comunicati l’Istat: nel mese di dicembre sono stati persi 101mila posti di lavoro, 99mila dei quali occupati da donne. In un anno il saldo negativo è stato di 440mila unità, sempre con una grande maggioranza di donne. Se nell’anno della pandemia ci sono settori che hanno molto sofferto, ce ne sono però altri che al contrario sono andati a gonfie vele. “C’è sicuramente un tema di riutilizzazione delle esperienze che molti lavoratori hanno maturato nei loro settori di riferimento”, commenta Cristiano Pechy, Ceo e country manager di LHH, la società del gruppo Adecco che si occupa di transizioni di carriera. “Ed è un punto chiave per l’evoluzione della nostra società”.

Profili ricercati e posti disponibili

“Ci sono settori che, alla fine del blocco dei licenziamenti, subiranno delle contrazioni. Parliamo del turismo, delle compagnie aeree, ma anche della ristorazione collettiva, che prevede un 20% di esuberi su un totale di 300mila persone”, spiega Pechy. Settori che si riprenderanno del tutto non prima di 5 anni, e persone a cui bisogna dare delle risposte in termini di occupazione. L’outplacement, con la sua expertise, può sicuramente collaborare a questo progetto. “Perché non creiamo percorsi di formazione per far transitare queste persone dai settori in crisi ad altri che stanno marciando bene, come la logistica per esempio?”, sostiene il Ceo di Lhh. Finora si è scelto di tamponare la situazione con la cassa integrazione, ma è evidente che non è una misura che può durare per sempre. Servono politiche mirate a reindirizzare le persone verso settori diversi o diverse professionalità

Il ruolo della formazione

“In questo quadro le società di outplacement possono giocare un ruolo molto importante”, commenta ancora Cristiano Pechy. “Potremmo risultare interessanti in tutti quei processi in cui ci sono persone con difficoltà di employability e serve reindirizzarle verso le richieste del mercato del lavoro”. In questo periodo, per esempio, logistica, health care, farmaceutico, digital, servizi alla persona sono settori che stanno avendo risultati positivi. Il rapporto Excelsior Unioncamere stima che nei prossimi 5 anni saranno assunte 2,7 milioni di persone, e a circa il 60% di queste sarà richiesto di sviluppare strategie ecosostenibili. Con il consulente che il servizio di outplacement mette a disposizione la persona può imparare a fare evolvere la sua vita professionale verso ambiti o settori che in questo momento richiedono personale, può essere indirizzata verso le opportunità di impiego più adatte alle proprie caratteristiche. E non soltanto se parliamo di quadri o dirigenti, secondo uno stereotipo abbastanza diffuso in Italia. In Francia, per esempio, il 35% delle persone che utilizza l’outplacement sono i cosidetti blue collar, gli operai. E i risultati sono buoni come per i dirigenti. L’ouplacement infatti è uno strumento flessibile e molto democratico: sicuramente una carta da giocare in questo periodo di grande difficoltà.

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