Per l’emergenza occupazione serve una partnership pubblico-privato

Lo sblocco dei licenziamenti, che scatti a giugno o a ottobre, creerà una situazione grave e al contempo inedita: avremo aziende messe in ginocchio dalla crisi che non potranno che ricorrere alla riduzione di organico, altre per le quali la sopravvivenza potrebbe passare da una riorganizzazione profonda

Daniela Fabbri
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sblocco dei licenziamenti
“Lo sblocco dei licenziamenti, che scatti a giugno o a ottobre, creerà una situazione grave e al contempo inedita: avremo aziende messe in ginocchio dalla crisi che non potranno che ricorrere alla riduzione di organico, altre per le quali la sopravvivenza potrebbe passare da una riorganizzazione profonda. Altre ancora che avranno bisogno di rimotivare le proprie persone o di colmare il gap di competenze, soprattutto tecnologiche, necessarie per essere competitive. In tutte queste situazioni serviranno risposte concrete e immediate, mettendo in campo tutte le risorse specialistiche di cui il paese dispone, anche con un’inedita collaborazione fra pubblico e privato”. Cristiano Pechy, CEO per l’Italia di LHH e presidente di Aiso, l’associazione di categoria delle società di outplacement, lancia l’allarme. La possibilità di ritornare a licenziare, dopo l’emergenza Covid, potrebbe causare un’impennata nel numero delle persone senza lavoro, con il rischio di creare un’emergenza sociale difficile da gestire. “Un problema che non si risolve prorogando ulteriormente il blocco, che potrebbe mettere ulteriormente in crisi le aziende. Serve invece una forte politica di ricollocazione per chi rimane senza lavoro, anche con una collaborazione senza precedenti fra pubblico e privato”, sottolinea Pechy.
 
“Servono risposte veloci”
“Il ministro Orlando ha annunciato l’assunzione di oltre 11mila operatori per i centri per l’impiego”, ricorda Pechy. “Benissimo. Ma sono risorse da trovare con un concorso e da formare, il che significa che difficilmente potranno essere operative prima di un anno. Al contrario il mondo delle agenzie per il lavoro e delle società che lavorano per la ricollocazione è già pronto e strutturato, ha da sempre una grande capacità di vicinanza alle aziende e può mettersi al lavoro sin da subito per creare percorsi di aggiornamento delle competenze e ricollocazione. Purtroppo, non possiamo permetterci di perdere del tempo prezioso se vogliamo fa ripartire il nostro paese”. Anche perché le prime avvisaglie di quello che potrebbe succedere ci sono già, e sono rappresentate dalle crisi aziendali che hanno già raggiunto il tavolo del Ministero per lo sviluppo economico. Trasporto aereo, retail, fashion, metalmeccanica sono fra i settori che hanno subito più pesantemente gli effetti del Covid, cui si aggiungerà senza dubbio la ristorazione collettiva per esempio.
 
Le professionalità ci sono, bisogna attivarle.
“In questo momento bisognerebbe accantonare preconcetti e pregiudizi”, prosegue il Ceo di LHH. “Se i tempi per attivare le risorse pubbliche non sono immediati, perché non pensare a una fase di transizione in cui lo Stato e le Regioni collaborino con gli operatori privati dell’ambito lavoro, come le Agenzie per il Lavoro, per dare supporto alle persone che perdono l’impiego? Le società di Outplacement hanno consolidato un metodo che ci permette di ricollocare l’80% dei candidati entro un anno dalla perdita dell’occupazione”. Si potrebbe in questo modo mettere a disposizione l’expertise di società che anche in questo periodo di pandemia hanno dimostrato di continuare a garantire possibilità di occupazione. Per questo Cristiano Pechy fa un appello al ministro Orlando: “In questa crisi senza precedenti bisognerebbe essere pronti a mettere in campo tutte le risorse disponibili. Il mondo delle Agenzie per il lavoro e delle società di outplacement è disponibile a mettere in campo le proprie competenze per affrontare la crisi occupazionale, almeno nella prima fase, fino a che le strutture pubbliche non siano entrate a regime. Il ministro ci ascolti, discuta con noi del ruolo che potremmo avere in questa crisi. L’obiettivo che ci sentiamo di condividere è quello di offrire alla più numerosa platea di italiani la possibilità di rientrare nel mondo del lavoro, lavorando al contempo per garantire la competitività futura del sistema Italia”.
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